Contatto nella metro

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Angela, in metro a Roma, viene travolta da un'eccitazione inaspettata tra sconosciuti. Dieci minuti di contatto forzato la lasciano tremante e confusa, con un desiderio che non sa come gestire.

Il calore della pelle

15 settembre, ore 23:47, camera dell’hotel a Trastevere

Scrivo con le gambe ancora un po’ tremanti, il cuore che non si decide a rallentare. Mi sono appena fatta una doccia lunghissima, quasi scottante, come se potesse lavarmi via qualcosa che in realtà non voglio dimenticare. Anzi. Voglio fissarlo qui, su queste pagine, prima che l’euforia si sbiadisca.

Tre giorni di ferie a Roma. Tre giorni di sole che picchia, di strade che odorano di caffè e di storia, di me stessa che cammino senza meta. Mi piace questa versione di me, quella che si perde nei vicoli, che si ferma a guardare i gatti sui muretti, che ordina un altro spritz senza guardare l’orologio.

Sono Angela. Rossa, con questo caschetto che mi taglia il viso a metà, che mi fa sentire un po’ francese anche quando sono nata a Bologna. Occhi verdi, lentiggini che esplodono d’estate, e un corpo che ho imparato ad amare piano, con calma. Ho seno, ne ho tanto, e un fondoschiena che non passa inosservato. Non sempre mi è piaciuto, questo corpo che prende spazio. Ora sì. Ora lo sento mio, potente, vivo.

Oggi indossavo una camicetta di lino bianco, leggera, quasi trasparente quando la luce del sole ci passa attraverso, e una gonna a matita nera che mi stringe i fianchi e mi fa sentire ogni passo come una carezza tra le cosce. Nessimo reggiseno, solo il peso dei miei seni che si muovono liberi sotto la stoffa, i capezzoli duri che sfiorano il tessuto ogni volta che respiro troppo forte.

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