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Bouchet malizioso

Marina mi ha chiesto di ripensare all’episodio del camerino, e alla breve e fugace storia di sesso che ho avuto con quel commesso.
Sarà poi vero? Confondo spesso realtà, desideri e finzione. Chissà se l’ho fatto anche questa volta.
Selene e l’app delle “fantasie”, come la chiamo io, sta prendendomi fin troppo, a tal punto che temo di fantasticare anche sul mio passato e sul presente.

Vero o falso che sia, quella storia mi è rimasta appiccicata sulle dita, e scusate il gioco di parole… Ho avuto una forte necessità di ricreare una situazione simile, e allora ho chiamato Annalisa.

Ha visto qualche mio servizio e una decina di giorni fa mi ha contattata per dirmi che le piaceva il mio modo di fotografare e che… aveva un desiderio inconfessabile… quello di fare uno servizio fotografico vestita da sposa prima del matrimonio ormai imminente. Naturalmente all’insaputa del futuro marito.
Sulla tipologia di servizio fotografico mi ero fatta un’idea, ma ho preferito lasciare che le cose evolvessero naturalmente, e capire così se la mia intuizione fosse giusta.

Ci siamo incontrate nel mio studio, e quando è entrata vestita in jeans e maglietta le ho detto subito di spogliarsi perché i miei occhi dovevano subito vederla vestita da sposa, e fissarsi in quel mood.
Mi ha guardata sorridendo tra l’imbarazzo e un filo di complicità. Ha raggiunto quindi il separè iniziando a sfilarsi i jeans, e subito dopo la maglietta, rimanendo in intimo.
Poi ha iniziato ad aprire la borsa che aveva portato con sé con dentro il suo vestito da sposa, e ad indossarlo.

Annalisa è uscita dal separè e ho capito immediatamente che il servizio avrebbe preso la piega giusta, quella che avevo intuito. Era chiaro da come si muoveva verso di me, dalla malizia con cui ha indossato solo alcuni degli indumenti che costituivano il vestito, interpretando la sua veste nuziale in modo molto provocante, ricco di trasparenze e intriganti nudità.

Annalisa – le ho detto guardandola avanzare verso di me – ho procurato anche un bouchet, lo vuoi prendere in mano?

Lei ha capito al volo cosa intendevo, e ha iniziato a posare usando il bouchet di fiori talvolta come velo tra il suo corpo e l’obiettivo, altre volte manipolandolo come fosse diventato uno strumento di piacere, accarezzandosi le cosce, sfiorandosi il seno.

Annalisa – le ho detto – cosa ne dici di abbassare leggermente le coppe? Vorrei rendere più intrigante la situazione…

Non è servito aggiungere altro. Annalisa ha iniziato a giocare con il top del vestito, abbassando prima le spalline e guardando in macchina con una malizia così naturale da prendermi per qualche attimo la testa e il desiderio.
Senza che lo proponessi, Annalisa abbassa le coppe del tutto e prende a mani piene il seno, coprendolo con quelle ancora per qualche istante, prima di liberarlo del tutto e lasciare che i capezzoli puntino ritti verso l’obiettivo e a me dietro, lasciandomi per un attimo senza respiro.


Il suo seno, tonico e armonioso, e il gioco delle sue mani su di questo hanno preso la scena.

Il bouchet a quel punto ha velato in qualche scatto le seducenti forme rotonde, nascondendo appena alla vista i capezzoli, per poi insinuarsi nell’insenatura, nel canale tra i due seni, ricordando in modo prepotente un’esperienza fallica.

Cercando di rimanere professionalmente concentrata sugli scatti, ho continuato a fermare le immagini su quel corpo così tanto sensuale, coperto solo parzialmente dai veli nuziali bianchi.

La bellezza di Annalisa, il linguaggio del suo corpo, dei suoi movimenti, del suo sguardo, hanno fatto il resto.
Non ditemi che non vi è venuta voglia di… darci un occhio…

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