Matteo lotta con l'intimità con Elena, ma un libro raccomandato dalla sua psicologa gli rivela i segreti del piacere femminile. Ora, mentre mette in pratica le nuove tecniche, scopre un mondo di sensazioni e un'intimità più profonda.
Il tocco consapevole
Ricordo ancora il profumo del legno vecchio misto a lavanda , quando entro nello studio della dottoressa Conti quel pomeriggio di fine autunno. La luce filtrava timida attraverso le tende color crema, Mi siedo sulla poltroncina di velluto, le mani sudate sulle ginocchia, lo sguardo che vaga per la stanza senza trovare un punto fisso.
“Matteo, ti vedo teso.” La sua voce è calma, misurata, con quella cadenza professionale che ho imparato a riconoscere nelle nostre sedute settimanali.
Annuisco, cercando le parole giuste. “È per Elena. Le cose… non vanno come dovrebbero. A letto, intendo.” Il rossore mi sale alle guance mentre lo dico, e devo forzarmi a sostenere il suo sguardo.
La dottoressa Conti si appoggia allo schienale della sedia, intrecciando le dita sulla scrivania. I suoi occhi scuri mi studiano senza giudizio, solo con quella curiosità clinica che ho imparato ad apprezzare.
“Parlamene. Cosa succede esattamente?”

“Non lo so con precisione. Lei dice che ho fretta, che salto dei passaggi. Io credo di fare tutto giusto, invece…” Mi interrompo, sentendo il peso dell’ammissione. “Mi ha detto che non riesce a rilassarsi completamente. Che la tocco come se stessi seguendo una checklist.”
La dottoressa annuisce lentamente, poi si allunga verso uno scaffale alle sue spalle. Le sue dita scorrono lungo una fila di libri prima di fermarsi su un volume sottile con la copertina blu scuro. “Penso che questo possa aiutarti.” Me lo porge attraverso la scrivania.
Leggo il titolo ad alta voce: “Il mago delle dita in 5 step.” Una risatella nervosa mi sfugge. “Sembra un manuale per bambini.”
“Non lasciarti ingannare dal titolo.” La dottoressa Conti sorride, un’espressione rara sul suo volto solitamente composto. “È un testo serio sulla fisiologia femminile e sull’arte del tocco consapevole. Leggi il primo capitolo e ne parliamo la prossima settimana.”
Quel libro resta sul mio comodino per tre giorni prima che trovi il coraggio di aprirlo. Quando finalmente lo faccio, è notte fonda, ed Elena dorme accanto a me con il respiro regolare che solleva le coperte. Accendo la lampada sul comodino e inizio a leggere.

“Il primo errore che gli uomini commettono è partire direttamente con la penetrazione.” Le parole mi colpiscono come un’accusa personale. Sento il bisogno di giustificarmi, anche se sono solo nella stanza. Continuo a leggere, assorbendo ogni riga come una rivelazione.
Il libro spiega che il corpo femminile risponde alla progressione, non all’impeto. Monte di Venere, interno coscia, grandi labbra: zone che ho trascurato, considerandole preliminari superflui invece che parti essenziali dell’eccitazione. “Se salti i passaggi, riduci la sensibilità invece di aumentarla.” Sottolineo quella frase con la penna, tracciando il segno più volte come per inciderlo nella memoria.
Il capitolo sul clitoride è quello che mi fa arrestare il respiro. “Non premere forte . Alterna cerchi leggeri, tocchi laterali, pause brevi.” Rivedo mentalmente tutte le volte in cui ho creduto di fare la cosa giusta, applicando pressione costante come se stessi suonando uno strumento senza variazioni di dinamica. Il libro è chiaro: “Il clitoride si desensibilizza facilmente con stimolo continuo. La variazione di ritmo e pressione mantiene alta l’eccitazione.”
Chiudo il libro e spengo la luce, ma il sonno non arriva. Resto sdraiato al buio, ripetendo mentalmente quei concetti come una preghiera laica, cercando di reimparare qualcosa che credevo di sapere già.
La sera dopo, quando Elena si spoglia davanti a me dopo una doccia calda, vedo il suo corpo con occhi diversi. Lei si infila sotto le lenzuola con quel movimento fluido che conosco da anni, i capelli ancora umidi che le incorniciano il viso. “Matteo?” La sua voce è incerta, come se percepisca qualcosa di diverso nel mio sguardo.
“Aspetta.” Le tocco la spalla, guidandola a sdraiarsi sulla schiena. “Voglio provare una cosa nuova.”
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