La zona benessere
La suite in Trentino le accoglie con un abbraccio di lusso. Le pareti sono rivestite di legno scuro, i mobili in stile alpino ma con un tocco moderno: divani di pelle bianca, cuscini di seta, un camino che crepita dolcemente in un angolo. Il letto, enorme, è coperto da lenzuola di seta color avorio, i cuscini così morbidi da sembrare nuvole. Le valigie vengono aperte con cura, gli abiti appesi nell’armadio di legno di ciliegio, le scarpe allineate con precisione militare.

Gianluca è già lì, seduto su una poltrona di velluto verde, le gambe accavallate, le mani che stringono un bicchiere di whisky. È un uomo di trentaquattro anni, alto, con i capelli castani sempre un po’ spettinati e gli occhi nocciola che sembrano sempre nascondere un segreto. Indossa un maglione di cachemire grigio, i pantaloni di lana così ben tagliati da disegnare ogni muscolo delle gambe. Ma nonostante l’eleganza, c’è qualcosa in lui che tradisce la sua insicurezza: le spalle leggermente curve, lo sguardo che si abbassa ogni volta che una delle due sorelle lo fissa troppo a lungo.
«Gianluca, tesoro», dice Beatrice, avvicinandosi a lui con un’andatura che fa oscillare i fianchi in modo ipnotico. «Non ti alzi neanche per salutarci?»
Lui si alza in fretta, quasi inciampando nei propri piedi. «C-certo», balbetta, la voce che si spezza. «Scusate, ero… distratto.»
Penelope ride, un suono cristallino che risuona nella stanza. «Distratto da cosa, Gianlu? Da noi?»
Lui arrossisce, il colore che gli sale sulle guance come un’onda. «N-no, cioè… sì, forse.»
Beatrice gli si avvicina, così tanto che lui può sentire il profumo del suo profumo, qualcosa di dolce e speziato, come vaniglia e pepe nero. «Non ti preoccupare, tesoro», sussurra, la mano che scivola sul suo petto, fermandosi proprio sopra il cuore. «Puoi guardarci quanto vuoi. Anzi, ci piace.»
Gianluca deglutisce, lo sguardo che scivola involontario sul décolleté di Beatrice, dove i seni sembrano sul punto di fuoruscire dal corpetto di pizzo. «Io… non so cosa dire.»

«Non devi dire nulla», interviene Penelope, avvicinandosi dall’altro lato. «Devi solo goderti lo spettacolo.»
E con questo, si volta, dando le spalle a Gianluca, le mani che si posano sui fianchi mentre inarca la schiena, facendo risaltare il fondoschiena perfetto, stretto nei pantaloni di pelle. «Ti piace quello che vedi, Gianlu?»
Lui annuisce, incapace di parlare, gli occhi incollati su di lei.
Beatrice ride, poi prende la mano di Penelope e la porta verso il divano. «Allora accomodati, tesoro. La serata è appena iniziata.»
La cena al ristorante stellato è un’esperienza multisensoriale. Le tovaglie di lino bianco sembrano neve sotto la luce dorata dei lampadari di cristallo, le posate d’argento brillano come stelle, i calici di cristallo catturan la luce e la rifrangono in mille direzioni. La musica dal vivo, un pianoforte che suona pezzi classici con un tocco jazz, avvolge la sala in un’atmosfera intima e sofisticata.



Beatrice e Penelope sono il centro dell’attenzione.
Beatrice indossa un abito rosso sangue, così corto che ogni volta che si siede, le natiche sfiorano appena la sedia. La scollatura è un abisso, il seno quasi completamente esposto, i capezzoli che sembrano sul punto di fuoruscire dal tessuto sottile. I tacchi, neri e lucidi, fanno sì che ogni passo sia una dichiarazione di guerra. Penelope, invece, ha scelto un body attillato color smeraldo, con una scollatura che arriva quasi all’ombelico e i pantaloni così stretti da sembrare una seconda pelle. Il fondoschiena, perfetto e sodo, attira gli sguardi di ogni uomo nella sala.
Gianluca, seduto di fronte a loro, sembra sul punto di esplodere. Ha ordinato un piatto che non ricorda neanche più, gli occhi fissi sulle due sorelle, incapace di distogliere lo sguardo. Beatrice gioca con il gambero nel piatto, le dita che si insinuano con movimenti lenti, sensuali, la bocca che si apre appena, come se stesse per leccarsi le labbra. Penelope, invece, beve il vino con sorsi lenti, la lingua che esce appena per catturare una goccia che le scivola sul labbro inferiore.

«Gianlu», dice Penelope, la voce bassa, quasi un sussurro. «Ti piace il cibo qui?»
Lui annuisce, distratto. «S-sì, è ottimo.»
«Mmm», fa lei, inclinando la testa di lato. «Io preferisco altri tipi di… sapori.»
Beatrice ride, poi si sporge in avanti, la scollatura che si apre ancora di più, offrendo a Gianluca una vista mozzafiato. «Anche a me piacciono i sapori forti», dice, la voce carica di sottintesi. «Specialmente quando sono… freschi.»
Gianluca deglutisce, il collo della camicia improvvisamente troppo stretto. «Io… non so di cosa state parlando.»



Penelope sorride, maliziosa. «Lo sai eccome, Gianlu. Lo sai eccome.»
La spa dell’hotel è un mondo a parte.
Le pareti di pietra grezza sono illuminate da candele disposte in nicchie scavate nel muro, la luce ambrata che si riflette sull’acqua delle vasche idromassaggio, creando un effetto ipnotico. L’aria è pesante di vapore e oli essenziali, il profumo di sandalo e ylang-ylang che si mescola a quello, più dolce, della pelle delle due sorelle.
Beatrice e Penelope entrano senza esitazione, i corpi avvolti in accappatoi di spugna bianca che si aprono non appena varcano la soglia della zona umida. Li lasciano cadere a terra, rivelando la loro nudità senza pudore. I seni di Beatrice, pieni e sodi, oscillano leggermente ad ogni movimento, i capezzoli già duri per l’eccitazione. Penelope, invece, si volta verso di lui con un sorrisetto malizioso, le mani che si posano sui fianchi, mettendo in evidenza la perfezione del suo corpo: la vita stretta, le gambe lunghe, il fondoschiena sodo e rotondo.

Gianluca è nascosto nell’ombra, seduto su una panca di legno scuro, gli occhi incollati sulle due sorelle. Non dovrebbe essere lì, lo sa, ma non riesce a resistere. Il desiderio lo divora, lo stomaco contratto, il membro già duro nei pantaloni del pigiama.
Beatrice entra per prima nella vasca, l’acqua calda che le avvolge le gambe fino a metà coscia. Si sistema contro il bordo, le braccia distese, i seni che galleggiano sulla superficie come isole di porcellana. Penelope la segue, sistemandosi tra le sue gambe, la schiena contro il petto di Beatrice, la testa appoggiata sulla sua spalla.

«Ti piace guardare, Gianlu?», chiede Penelope, la voce che echeggia nella stanza vuota.
Lui non risponde, ma il suo respiro si fa più pesante, tradendolo.
Beatrice sorride, poi solleva una gamba, appoggiandola sul bordo della vasca, esponendo completamente la sua passera, già lucida di desiderio. Le dita scivolano lungo la coscia, poi più su, tra le labbra, dove si fermano per giocare con il clitoride gonfio. «Noi ci piace essere guardate», dice, la voce roca. «Specialmente da te.»
Penelope si volta appena, abbastanza per vedere la reazione di Gianluca. I suoi occhi sono fissi su di loro, le pupille dilatate, le labbra leggermente dischiuse. «Vieni qui, Gianlu», dice, la voce un ordine dolce. «Non avere paura.»

Lui esita, poi si alza, i passi incerti sul pavimento di pietra bagnato. Si ferma a un metro da loro, le mani che si stringono in pugni lungo i fianchi.
«Più vicino», ordina Beatrice, le dita che continuano a giocare con sé stessa, disegnando cerchi lenti intorno al clitoride.
Gianluca obbedisce, fermandosi solo quando le ginocchia sfiorano il bordo della vasca. Penelope allunga una mano, le dita che si posano sulla sua coscia, risalendo lentamente verso l’inguine. «Vedi?», dice, la voce un sussurro. «Non morderemo.»
Ma è una bugia.
Perché quando le dita di Penelope sfiorano l’erezione di Gianluca, lui geme, un suono basso e disperato, e Beatrice ride, un suono cristallino che risuona nella stanza come una campana.

«Forse un po’», ammette.
Nella suite, più tardi, l’aria è pesante di desiderio inappagato.
Beatrice e Penelope si muovono come predatrici, i corpi avvolti in vestaglie di seta così sottili da essere quasi trasparenti. I tacchi, ancora ai piedi, clicchettano sul pavimento di legno mentre si avvicinano al letto, le mani che si sfiorano, le unghie che graffiano appena la pelle.
Gianluca è dall’altra parte della parete, nella sua stanza, il corpo teso, l’orecchio premuto contro il muro. Ascolta i sospiri, i gemiti soffocati, il fruscio della seta che scivola a terra.
«Prendimi», sussurra Penelope, la voce così bassa che Gianluca deve trattenere il respiro per sentirla.
«Come vuoi», risponde Beatrice, e il suono del bacio che segue è così intenso che Gianluca sente il sangue affluirgli all’inguine.
Poi, il suono inconfondibile del vibratore di vetro che viene acceso.
È un ronzio basso, costante, che si mescola ai gemiti delle due sorelle. Gianluca immagina le loro mani, le dita che si insinuano tra le gambe, il vetro freddo che scivola dentro di loro, facendole tremare. Sente Beatrice gemere, un suono lungo e rotto, seguito dal rumore umido di dita che si muovono veloci, il corpo che si inarca contro il letto.
«Dio, Pen, più forte», supplica Beatrice, la voce che si spezza.
«Così?», chiede Penelope, e il ronzio diventa più intenso, il suono che si fa più umido, più ritmico.
«Sì—ah!—sì, proprio così!»
Gianluca non resiste più. La mano scivola sotto i boxer, afferrando il membro già duro, i movimenti veloci, disperati. Ogni gemito delle sorelle è una frustata, ogni sospiro un ordine. Si morde il labbro per non fare rumore, ma quando sente Beatrice urlare, il corpo scosso da un orgasmo violento, non può fare a meno di seguire il suo esempio.
Il piacere lo travolge, silenzioso e bruciante, il seme che schizza sul suo stomaco, caldo e appiccicoso. Crolla sul letto, ansimante, il cuore che batte all’impazzata, le orecchie ancora tese per catturare ogni suono che arriva dall’altra stanza.
Ma ora c’è solo silenzio.
E nella quiete che segue, Gianluca si sente più solo che mai.
