Sandra, dopo una scoperta intima con suo marito Marco, si sente trasformata. Federica nota il cambiamento mentre si dirigono al Bar Centrale. Sandra è pronta ad abbracciare la sua nuova consapevolezza sessuale.
Un piccolo regalo
Ricordo perfettamente il momento in cui tutto è cambiato. Era un pomeriggio di fine primavera e lo spogliatoio della palestra era immerso in quella luce dorata che filtrava dalle finestre alte, polverose. Io sedevo sulla panca di legno, ancora in tenuta da gioco, i capelli appiccicati alla fronte per il sudore. Federica era già in piedi davanti al suo armadietto, completamente vestita – jeans aderenti, una camicia bianca leggermente sbottonata – e si passava le dita tra i capelli biondi per sistemarli.

«Allora, vieni o no?» La sua voce acuta rimbombava tra le pareti piastrellate. «Stiamo andando tutti al Bar Centrale. Una birra, due chiacchiere, niente di che.»
Esitavo. Nelle settimane precedenti qualcosa si era smosso dentro di me, come un terremoto silenzioso che aveva scosso le fondamenta stesse della mia esistenza. E non era solo questione di sesso – anche se quello aveva giocato un ruolo fondamentale. Era qualcosa di più profondo, più sottile. Una consapevolezza nuova che mi scorreva nelle vene insieme al sangue.
«Arrivo» rispondo, e la mia voce suona diversa persino alle mie orecchie. Più ferma. Più sicura.


Federica si gira a guardarmi, le sopracciglia sollevate in quel suo modo caratteristico. È una donna pratica, diretta, senza filtri. Sa leggere le persone come io so leggere i tabelloni segnapunti. «Stai bene» dice, e non è una domanda. È una constatazione. I suoi occhi mi scrutano dalla testa ai piedi, valutando. «C’è qualcosa di diverso in te.»
Mi alzo dalla panca e comincio a cambiarmi. Le mie dita trovano il fermaglio del reggiseno sportivo con una sicurezza che non avevo mai posseduto prima. Quando lo sfilo, sento l’aria fresca sulla pelle e provo qualcosa che assomiglia all’orgoglio. Il mio corpo non è perfetto – nessun corpo lo è – ma è mio. E finalmente, dopo anni di oblio, ho imparato a conoscerlo davvero.
«È successo qualcosa?» Federica si appoggia allo sportello del suo armadietto, le braccia incrociate sul petto. Sa come spingere le persone a parlare, a fidarsi. È il suo dono.
Sorrido mentre infilo la maglietta pulita. «Diciamo che ho fatto alcune… scoperte.»
Il ricordo mi travolge come un’onda. Le serate con mio marito, Marco. Le sue mani che esploravano parti di me che avevo sempre considerato off-limits. Il modo in cui mi guardava quando pensavo che non me ne accorgessi – uno sguardo che diceva fame, desiderio, venerazione. Le sue labbra che sussurravano parole che non avevo mai immaginato di sentire, parole che mi facevano arrossire e bagnare allo stesso tempo.
E poi il momento in cui avevo smesso di provare vergogna. Quando avevo capito che il mio piacere non era qualcosa di cui scusarsi, ma qualcosa da reclamare, da esigere. Quando avevo scoperto che potevo essere la moglie morigerata che tutti si aspettavano durante il giorno e la donna sensuale che bruciava di desiderio di notte. Le due cose non si escludevano a vicenda. Si completavano.
«Scoperte» ripete Federica, e un sorriso le incurva le labbra. «Mi piace. Vago ma promettente.»
Chiudo l’armadietto con un colpo secco. «Parliamo di una birra. Ho sete.»
Usciamo nello spogliatoio principale, dove alcune delle altre ragazze si stanno ancora cambiando. Le salutiamo con un cenno della mano e ci dirigiamo verso l’uscita. L’aria della sera è fresca sulla mia pelle, e la sento diversamente adesso. La sento come una carezza, come una promessa.
Camminiamo fianco a fianco lungo la strada che porta al bar. I tacchi di Federica cliccano sul marciapiede, un ritmo regolare che accompagna i miei passi più silenziosi. «Sai» dice senza guardarmi, «non ti ho mai vista così. È come se ti fossi svegliata da un lungo sonno.»
Ha ragione. È esattamente così che mi sento. Come se avessi vissuto in una nebbia per anni, muovendomi attraverso la vita invece di viverla davvero. Le mattine erano routine, i pomeriggi erano obblighi, le sere erano doveri. Persino il sesso con Marco era diventato prevedibile – lo stesso schema, le stesse posizioni, lo stesso finale sbrigativo. Mi ero convinta che fosse abbastanza. Che fosse quello che tutte le coppie sposate sperimentavano dopo un po’ di tempo.
Ma mi sbagliavo. Dio, quanto mi sbagliavo.
Vuoi continuare a leggere la storia e vedere foto e video? Effettua il Login oppure Iscriviti adesso.