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Rosso come il fuoco

La curiosità per l’esperienza di immaginazione che Selene mi ha fatto vivere con il Chupa Chups mi sta eccitando, e molto.
Non ce la faccio ad aspettare, voglio riprovarla.
Chiamo Selene.
Apro l’app e tocco la sua bocca, che in questo momento è chiusa e ferma.
Dopo qualche secondo si apre, e sento la sua voce.
“Ciao Sophie, mi hai cercata?”
“Si, Selene. Muoio dalla voglia di riprovare. Me lo fai un regalo?”


“Sophie, è passato troppo poco tempo dalla sessione del Chupa Chups. Il protocollo dice che…”
“Al diavolo il protocollo, Selene! Cosa vuoi che accada di così grave, dai…”
Qualche attimo di silenzio. Anche un programma si deve convincere.
“Ok Sophie. Solo per questa volta. Dalla prossima ascolterai me.”
“Grazie Selene! Cosa dobbiamo fare, quindi?”
“Sophie, mettiti comoda, distenditi a letto. Poi, quando sarai rilassata, pensa ad un altro oggetto su cui desideri costruire una storia, e quando lo avrai focalizzato bene in mente premi il pulsante “GO”. Chiudi gli occhi e vai. Io sarò qui a vegliare.
In slip e reggiseno mi porto in camera da letto, sollevo le lenzuola e mi distendo. Gambe allungate, mani incrociate sul ventre. Smartphone accanto.
Penso.
Cosa voglio immaginare? Sophie, pensa a qualcosa…
Tra decine di immagini che scorrono davanti ai miei occhi chiusi, se ne ferma una, ed inizia a pulsare… un palloncino rosso a forma di cuore, luccicante, attaccato al suo filo che lo trattiene dal volare via.
Prendo lo smartphone e premo “GO”. L’applicazione emette quel rumore di fondo che ricordo aver sentito anche con Chupa Chups, e io chiudo nuovamente gli occhi, e mi immergo in quel suono e in quell’immagine del palloncino rosso…

Ora non sono più sul mio letto.
Sono nel mio studio, con addosso il mio intimo, mi guardo attorno e sembro sola, con la mia macchina fotografica in mano,
No, non sono sola.

Da dietro il separè che uso per per far spogliare le modelle, esce una splendida ragazza, scura di capelli. Indossa una vestaglia rossa, ma la tiene aperta davanti e intuisco che sotto ha della biancheria dello stesso colore.
Mi guarda negli occhi e con voce maliziosa mi chiede se ho procurato il palloncino.
Quale palloncino, rispondo io? Ah si, il palloncino… dovrei averlo da qualche parte, immagino.
Non faccio a tempo a girare lo sguardo attorno a me, a caccia del palloncino, che mi ritrovo con uno spago in mano, e non una ma tre o quattro sfere rosso fuoco a forma di cuore che volteggiano davanti ai miei occhi.


Improvvisamente mi ritrovo in un set fantastico, come mai potrei averlo pensato, le luci, lo specchio, un leggero fumo che rende tutto più evanescente e rarefatto.

Poteri dell’immaginazione.

Si, rispondo alla ragazza scura di capelli, ecco i palloncini rossi.
La ragazza lentamente sorride ancora, si toglie la vestaglia e la lascia cadere a terra, scoprendo così ai miei occhi le sue forme, coperte ora solo da un tanga e reggiseno rosso fuoco.
La sua pelle è lucida, e tesa come le corde di un violino.
Ai piedi un tacco 12, vernice rossa.
Lei sporge la mano e nel prendere lo spago sfiora le mie dita. La guardo, e mi strizza l’occhio, dolcemente.
Inizia così a muoversi davanti a me, con sinuosità.
Continua a guardarmi fissa negli occhi, e io, ripresami dall’incanto, afferro la macchina fotografica appesa al collo e inizio a scattare.
Ora si accosta allo specchio e il suo corpo si riflette, e le splendide ragazze more diventano due.
I capelli lunghi e neri incorniciano i suoi occhi scuri che continuano a fissare i miei e a non mollarmi un attimo.

Desidera essere fotografata. Desidera essere guardata. Desidera…


Dall’obiettivo mi trovo a fissare il grande tatuaggio che disegna la sua coscia, quasi una erotica corazza, un velo sulla pelle nuda.
Sto scattando? Sto guardando? Mi sto eccitando? Non lo so. Sono nel sogno e non ho le estesse percezioni di quando si è nella realtà.
Al collo noto un altro tatuaggio, quasi una collana, che slancia ancora di più la sua figura, dai piedi ai capelli corvini.
Si muove, e con lei i palloncini rossi che coprono e scoprono il suo seno.
Le chiedo se vuole scoprirlo, se può togliere il reggiseno.
Mi sorride, mi chiede di girarmi.
Io eccitata eseguo, e attendo che mi richiami.
Lo fa, io mi giro, e non c’è più, ci sono solo i palloncini rossi.


Improvvisamente però sento la sua presenza dietro di me, sulla mia schiena l’eccitante sensazione di avere addosso i suoi capezzoli tesi contro la mia pelle, e due mani che spuntano e mi prendono i seni, e li stringono, scivolando sotto il tessuto del mio reggiseno, liberandoli.
“Sophie”, sento sussurrare all’orecchio. “Sophie”, sento mentre la sua lingua scorre languida sul mio lobo…

“Sophie?”
“Sophie, svegliati…!”
Apro gli occhi, sono distesa a letto.
Accanto a me uno smartphone e una voce.
“Per fortuna… temevo non ti risvegliassi più, ti chiamavo…” dice lo speaker del telefono.
“Si, Selene. sono qui. Ora però lasciami dormire, devo finire un sogno.”

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