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Sensuale Taty – parte 2

Aspetto la chiamata del mio giornale, per un servizio sul locale più trendy della città. Solita roba, pubblicità patinata.

Suona il cell, ma non è il collega.
E’ di nuovo Paolo. Ci siamo visti quindici giorni fa, per lo shooting al mare.

Ciao Paolo, non mi dire che ho portato male al tuo lavoro con Taty e che non vuoi più vedermi in giro… No? Al contrario? In che senso?


Paolo mi racconta di Taty che per la prima volta ha posato davanti ad una donna, e dice che l’ha trovato stimolante. A tal punto che ha chiesto di me per un secondo appuntamento. chilavrebbemaidetto..

Paolo, ho capito che ti dispiace che in questo momento non ho molto da fare, ma non ti devi preocc.. ah, non è così? Ok, ho capito, non ho scampo. Quando? Giovedì. Ci sarò, passa pure a prendermi.

In auto, con Taty, apprezzamenti gentili, domande curiose, sorrisi e sguardi complici. Mah.

La location è vicina alla precedente, ma questa volta sento che accadrà qualcosa di nuovo…

Chiedo se devo tenere l’ombrello paraluce, come l’altra volta. E’ Taty che risponde, dice di no.
Rimango sospesa su quella risposta. Paolo guarda nel mirino della macchina fotografica.
Taty, con voce gentile, mi chiede se posso cospargere l’olio sul suo corpo.

Guardo lei, guardo lui. Riguardo lei e dico, si, certo. Deglutisco.
Che c’è di strano ad aiutare un’altra donna a spalmarsi l’olio sulla pelle? Nulla. Si dice.

Ad un tratto sento una folla attorno che mi fissa, anche se oltre a noi ci solo due gabbiani e un cane lontano. Mi ungo le mani con l’olio, fisso le mie dita intrecciate per non guardare altro, sento l’unguento che le fa scivolare tra loro e i pensieri d’un tratto si danno appuntamento attorno ad un ricordo non troppo lontano, che sa di buio, umido, pelle sudata e movimenti ritmati.. ritorno improvvisamente a me stessa, e a Taty che sta aspettando le mie mani.

Inizio dalla schiena, le scapole, poi scendo in vita, i fianchi, i glutei, le cosce e più giù fino alle caviglie. Risalgo davanti, il ventre, le spalle, le braccia. La caramella più buona per ultima. Il suo seno, con cura e delicatezza.

Sophie, non guardarla negli occhi. Troppo tardi, l’ho già fatto.

Uno sguardo di qualche millesimo di secondo, prima di spostarlo sulle mani che continuano a muoversi. Mille sensazioni in un flusso caotico tra le mie pupille e le sue.

Finito? Chiede Paolo.
Si, certo, finito. Rispondo io.
Non credo, risponde sottovoce Taty.

Il mare, sensuale abbandono tra onde che vanno e vengono. Che eccitano e rilassano. Che coprono e scoprono.

Paolo mi chiede di coprire di fango il seno di Taty.
Di nuovo la meraviglia tra le mie mani, e le sue turgidità tra le mie dita.
Inaspettatamente incrociamo gli sguardi, e lei socchiude le labbra.
Scorgo la sua lingua umida, e la immagino cercare dentro le mie di labbra.

Per un attimo tutto si ferma.
Mi chiedo cosa sto facendo.
Sto male, sto bene. Non lo so.
Di sicuro ora devo finire il servizio fotografico, e cercare di non pensare a lei.
Ma mentre Paolo è distratto dalla sistemazione del set, Taty si avvicina e mi sussurra che le mie mani addosso l’hanno eccitata, e che ora devo pensare ad una soluzione.
Io imbarazzata, io estasiata, io divertita, la guardo e poi le rispondo piano, senza farmi sentire da Paolo, che le mie stesse mani sapranno porre sollievo, diamole solo l’occasione.

Taty sorride, e mi fa l’occhiolino.

Credo di aver trovato un nuovo mondo, e devo dirvi che qui sta per iniziare un viaggio che non so bene dove mi porterà. Rimanete con me, ho bisogno di voi.

Storie accanto.

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