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Unico indizio, le mutandine

Vi sarete domandati se alla fine ho detto a Marina, la mia psicoterapeuta, di Baian e del sesso che forse ho fatto con lei oppure ho sognato di fare.
No, non l’ho detto.
Mi ha preso un’insicurezza tale riguardo la mia identità sessuale e le mie facoltà mentali che lì, in quello studio, davanti a lei dopo averla chiamata e pregata di ricevermi, non sono riuscita a dirle la verità, e ho iniziato a fantasticare di ricette maliziose
Devo dire che il lettino di terapia è molto stimolante quando si tratta di inventarsi robe di sesso, sono molto soddisfatta della mia immaginazione!
Perchè era immaginazione, giusto?

Quindi sono tornata al punto di partenza, un paio di mutandine nere in borsa e il desiderio di capire cosa è accaduto (accanto a quello di rimettere la lingua tra le labbra di Baian, senza distinzione del tipo di labbra…)


Sophie! No!
Si!
No!
Sophie… che pasticcio…!

Ti sei innamorata di Baian?


Allora chiariamo questa questione. Cerchiamola e verifichiamo se di questo si tratta. Giusto!
Dove cercarla? Ma certo, dove l’ho incontrata, alla fermata dell’autobus.
Che giorno era? Martedì, forse? A che ora, verso le 15?
Oggi è proprio di nuovo martedì.
Immaginatemi con l’auto correre avanti e indietro lungo la strada passando decine di volte davanti alla fermata e osservando con sfacciataggine ed insistenza chi sosta in attesa dell’autobus.
Pensate che l’abbia rivista? Esatto, no.


Possono aiutarmi un paio di mutandine, l’unico riferimento che ho di lei, a ritrovarla? Non le ho nemmeno chiesto il cognome, dove abita, che mestiere fa, quanti anni ha… Ma il nome… quello si lo so…
Google! come ho fatto a non pensarci prima?
Digito “Baian” nel campo di ricerca e premo invio.
Tra un sistema di pagamento e un manga giapponese, dopo qualche pagina, ecco uscire un profilo Instagram il cui nome è proprio Baian…
Apro, diverse foto, è una bella ragazza nera di pelle… si, forse si… Si! è lei!
Sono elettrizzata, e una sottile eccitazione parte dall’inguine e arriva alla testa…


In un attimo ricordo tutto esattamente del momento in cui, buttando l’occhio e a tratti, l’ho vista spogliarsi dietro il separè, liberarsi della minigonna di jeans e mostrare al mio sguardo indiscreto i glutei neri, sodi e rotondi, solamente segnati nel mezzo dal pizzo degli slip. Ero fissa su quelle rotondità quando l’ho vista armeggiare dietro la schiena con il gancetto del reggiseno.
Poi la sua domanda: “Mi aiuti a sganciare, per favore?” Io che mi avvicino e fingendo di concentrarmi sul gancio contemplo invece la sua schiena ambrata, e la linea curva che raggiunge il bacino e quel fantastico sedere che a quel punto entrava a contatto con il mio pube.
Armeggio anch’io, fino a quando finalmente sgancio il reggiseno, lei mi ringrazia e con le mani lo sfila da davanti. Io, ancora dietro di lei, non posso non ammirare ciò che viene scoperto da quel gesto, che vedo e non vedo dalla posizione in cui sono, ma che scorgo prepotente, e non avrei altre parole.

La prepotenza di un seno. Tonico e imponente. Sapete di cosa sto parlando? Avete un’idea di cosa significa stringere con le mani da dietro un seno così prepotente? Cosa potete immaginare di più eccitante?
Mi sono allontanata, per permetterle di togliersi gli slip e indossare il costume che le ho proposto. Ma avrei voluto rimanere lì a guardare quel gesto magico di quando con le dita ha sicuramente preso l’elastico ai fianchi e ha abbassato le mutandine, facendole scorrere lungo le gambe, alternando qualche decimetro di discesa per fianco, e muovendo armoniosamente i glutei in corrispondenza, fino ad arrivare al punto che un piede sollevato possa liberarle, in attesa anche dell’altro.


Cosa faccio? Le scrivo un messaggio privato? No, troppo sfacciato, si capirebbe l’intento.
Le chiedo di seguire il suo profilo? Beh, già più professionale e distaccato.
Già, ma se poi finisce lì?
E se postassi sul mio profilo una sua foto e la taggassi?
Si, mi piace, molto intrigante…
Quale foto?
Una tosta? non posso, poco delicato. Una innocua? Non manderei il messaggio subliminale giusto.
Devo trovare quella che fa al caso mio. Le riguardo tutte, una per una… la foto giusta non c’è perchè non è ancora stata scattata, la foto giusta è quella del paio di mutandine sul divano!
Appoggio nuovamente gli slip sul cuscino del divano e scatto un paio di foto. Scelgo la migliore, la carico sul mio profilo Instagram e taggo Baian.
Ora non mi resta che attendere.

Ma l’attesa, si sa, può essere lunga e snervante.
Ad interromperla ci pensa un messaggino, è di Selene.
“Ti va di provare una cosa?”
Lo guardo e penso all’ultima volta che ho parlato con lei, con quella voce sintetizzata. Ho avuto quasi un’orgasmo e, siccome sono pazza, ho creduto lo avesse avuto anche lei.
Ci penso un po’… sto aspettando una risposta da Baian, voglio davvero dare retta a questo fantastico servizio di sex toys online?
Me lo sto dicendo per convincermi, ma so in fondo che non considero tale Selene…
“Si, quando vuoi Selene” rispondo.
Dopo qualche minuto suona il cellulare.
Aspetto qualche secondo, si fa sempre così. Poi rispondo.
“Si?”
“Sono io”
“Ciao Selene, anch’io sono io, o almeno credo”
“Sei di spirito, oggi. Visto che mi ha risposto, do per scontato che tu voglia provare, giusto?”
“Provare cosa?”
“Non mi hai risposto così, mi hai risposto di si.”
“Ok, allora voglio provare.”
“Bene. Scaricati l’app di cui ti mando il link fra poco. Ci parleremo da lì. Fallo però.” e poi mette giù.
Perplessa, attendo qualche attimo, fino a quando il “din” mi avverte che è arrivato un secondo messaggino, quello con il link.
Scarico l’app e la installo, la curiosità mi sta facendo quasi dimenticare che sto attendendo una risposta da Baian al mio post delle mutandine.

L’app si apre con una immagine di due labbra socchiuse. Sono al naturale, senza rossetto, ma di un rosa delicato e sensuale. All’angolo sinistro del labbro superiore c’è un piccolo e grazioso neo.
Però non è un’immagine… si muovono leggermente, non capisco cos’è, forse un video. Ad un certo punto iniziano ad aprirsi ed escono delle parole.
“Ciao Sophie, sono io, non ti preoccupare.”
“Come… sei tu? Selene?”
“Si, certo sono io. O meglio, questa è la mia bocca.”
“Beh, hai davvero delle belle labbra, fossero vere…”
“Perchè questo sarcasmo, Sophie? Cosa significa ‘vere’?

Cos’è vero e cos’è falso? Vuoi provare piacere? Si? Allora perchè ti preoccupi di chi te lo darà? L’importante è che sia vero il piacere, non trovi?”


“Touchè, mia cara, chiedo umilmente scusa e ti prego di continuare…”
“Scuse accettate, Sophie. Ora ti chiedo di chiudere gli occhi e pensare ad un oggetto che in questo momento ti intrigherebbe avere tra le dita…”
Penso qualche istante e immagino a cosa stia alludendo Selene. Poi, un po’ per provocazione e un po’ no, dico: “un Chupa Chups“.
Nell’app vedo le labbra formare un sorriso, e anch’io rispondo con la stessa espressione.
“Ok” dice Selene “che Chupa Chups sia, allora”.
Le labbra svaniscono, e al loro posto appare un Chupa Chups rosso e lucido, su sfondo scuro. Il Chupa inizia a girare su se stesso, come un satellite rosso nello spazio più profondo. Inizio a sentire un suono, debole ma insistente, probabilmente su tre o quattro note che si alternano, quasi una cantilena, o un jingle… ma sfumato, appena percettibile.
Sono quasi ipnotizzata da questo suono e dal movimento del Chupa Chups che mi cattura e non mi fa distogliere lo sguardo dallo schermo.
Ad un certo punto sento la voce di Selene che mi dice:

“Sophie, ora accendi la fantasia e fa quello che vuoi di questo oggetto, io resto qui e ti ascolto.”

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