Vapore di Vaniglia

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Sonia si nasconde negli spogliatoi della palestra, segretamente osservando Elena e Laura sotto la doccia. Tra vapori di vaniglia e desideri nascosti, la tensione cresce mentre Sonia lotta con il suo desiderio proibito.

La doccia del piacere

Il sudore le scivola lungo la schiena come una carezza proibita, una linea bollente che le traccia la spina dorsale vertigine dopo vertigine, mentre il suo corpo—teso, tremante—si abbandona contro il muro freddo degli spogliatoi. Sonia. Trentotto anni di silenzio, di sguardi sfuggiti, di desideri sepolti sotto strati di routine e pudore. Trattiene il respiro, le costole che le fanno male per lo sforzo di contenere qualcosa che minaccia di esplodere. L’ultima partecipante all’aerobica—una ragazza dai lineamenti affilati, i capelli castani raccolti in una coda disordinata che le pende sulla nuca come una frustata dimenticata—si sta infilando la giacca con una lentezza esasperante. Ogni movimento è una tortura. Ogni secondo che passa è un’eternità.

La porta si apre.

Un soffio d’aria fresca, carico dell’odore di gomma e metallo della palestra ormai vuota si insinua nello spogliatoio. Poi, finalmente, il clic della serratura.

Sonia espira in un sospiro tremulo, le labbra semiaperte, il petto che si solleva e si abbassa come se avesse appena corso una maratona. Ora è sola. O quasi.

Si stacca dal muro, le gambe che cedono appena sotto il peso di un desiderio che le divora le viscere. Gli shorts sportivi neri, umidi di sudore e di qualcosa di più intimo, le aderiscono alle cosce come una seconda pelle. Ogni passo verso la porta delle docce è una sfida: il tessuto sfrega contro la pelle ipersensibile, ogni piccolo movimento le strappa un brivido che le corre dritto tra le gambe. Il cuore le batte così forte che ha paura si senta anche fuori, oltre quella porta socchiusa da cui filtra un filo di vapore bianco, denso, promettente.

Si ferma a pochi passi dall’ingresso, le dita che tremano come foglie al vento. Non dovrebbe. Lo sa. È sbagliato. È pericoloso. Ma il desiderio è una bestia affamata, e lei non ha più la forza di tenerla a bada.

Dallo spiraglio tra la porta e lo stipite, il vapore fuoriesce in volute lente, avvolto da un profumo che le fa girare la testa: cloro, sì, ma anche qualcosa di dolce, di femminileVaniglia. Lo riconosce istantaneamente. È lo shampoo di Laura. Quello che usa ogni volta. Quello che, da settimane, la fa impazzire.

Chiude gli occhi per un istante, assapora quel momento di attesa, poi li riapre e si sporge appena, appena abbastanza per vedere.

Elena è lì.

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