Venezia – Parigi

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Claudia, trascurata dal marito Angelo, è attratta da un'insolita coppia sul treno notturno per Parigi. Una scena intima la porta a un incontro sensuale con Fabio e Stella, che le aprono un mondo di desiderio e scoperta. Mentre il treno attraversa l'Europa, Claudia si arrende a un piacere che non conosceva ..

Una notte speciale

Il treno scivola nella notte come un serpente d’acciaio attraverso l’Europa, e io rimango incollata al finestrino della cabina, osservando il riflesso del mio volto sul vetro appannato. Fuori, il buio è assoluto, interrotto solo da occasionali luci di stazioni remote che sfilano via in un istante. Il mio respiro disegna una patina sottile sul vetro, e con un dito traccio una linea invisibile mentre penso a quanto sia strano questo viaggio.

Angelo dorme profondamente sul sedile reclinabile di fronte al mio, la bocca socchiusa, un leggero russare che esce dalle sue labbra. Non mi ha nemmeno augurato la buonanotte quando ci siamo sistemati per la notte, si è semplicemente girato dall’altra parte e si è addormentato. Come sempre, del resto. Il suo disinteresse mi pesa addosso come una coperta bagnata, e sento crescere dentro di me un senso di inquietudine che non riesco a scacciare.

Mi chiamo Claudia, ho trentadue anni, sono mora con occhi scuri che mio marito un tempo trovava ipnotici. Ora sembra non accorgersi nemmeno quando mi vesto con cura o quando provo a intavolare una conversazione che non riguardi il lavoro o le bollette da pagare. Questo viaggio a Parigi doveva essere una seconda luna di miele, un’occasione per ritrovarci. Invece lui ha passato le ultime tre ore a controllare le email sul telefono prima di crollare nel sonno, lasciandomi sola con i miei pensieri e il rollio ipnotico del treno.

La gola mi brucia. Ho bisogno d’acqua.

Mi alzo con movimenti cauti, cercando di non fare rumore. Il vagone è immerso nella penombra, le luci notturne proiettano un bagliore arancione che rende tutto irreale. I sedili di velluto rosso sembrano macchie di sangue nell’oscurità, e l’aria puzza di chiuso, di corpi stanchi e di sogni interrotti. Scivolo nel corridoio sentendo il freddo del pavimento attraverso le pantofole sottili.

La fontanella è in fondo al vagone, vicino al bagno. Cammino lentamente, godendomi questo momento di solitudine. È raro che io abbia spazio per me stessa, eppure mi sento in colpa per aver lasciato Angelo solo, anche se lui non se ne accorgerebbe nemmeno. È sempre stato così, assente anche quando è presente. Mi chiedo se sia questo il matrimonio, un lento scivolare nell’indifferenza reciproca.

Mentre mi avvicino alla fontanella, un suono mi fa fermare. Un gemito. Sommesso, soffocato, ma innegabilmente umano. Il mio cuore accelera mentre rimango immobile, in ascolto. Il suono proviene da dietro l’angolo, in uno spazio tra i vagoni dove la luce è più fioca. So che non dovrei, ma i miei piedi si muovono da soli, guidati da una curiosità morbosa che non sa resistere.

Mi affaccio con cautela, trattenendo il respiro. Ciò che vedo mi fa sgranare gli occhi.

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