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Voglio proprio lei – parte 1

Mi capita a volte.
Vedo qualcuno per strada, qualcosa mi cattura, lo sguardo, la posa, il movimento. Non è tanto il look o il vestito, è più quello che fa muovere quel vestito che mi incuriosisce.


Così è accaduto qualche giorno fa, passando in auto davanti alla fermata dell’autobus. Ho visto ferma in attesa una splendida creatura, e il destino ha fatto uscire il rosso al semaforo. Ne ho approfittato per guardarla, con discrezione e apparente casualità.


Appena si è voltata dall’altra parte, nel suo passeggio d’attesa, ho preso la macchina fotografica dal sedile accanto e ho scattato qualche foto, velocemente. Poi ho deciso che non era sufficiente, che c’era dell’altro, e allora ho parcheggiato, sono scesa e con discrezione da lontano l’ho ripresa con il teleobiettivo, sicura di non essere vista.
Potrei dire che ho fatto l’errore di farmi notare, ma sarebbe una bugia. Ad un certo punto ho indugiato con l’obiettivo puntato fino a quando mi ha notata, perché questo volevano i miei occhi e anche qualcos’altro…
Ed è allora che mi ha sorriso.
Bene, ho pensato. Poteva andare molto peggio.
Mi sono avvicinata, con passo intenzionalmente sensuale, e mi sono presentata.

Scusami, le ho detto, ma il mio mestiere mi prende a volte la mano, ti ho vista e qualcosa mi ha detto che c’era molto di interessante da fotografare…

Si, faccio la fotografa.
Cosa fotografo? donne, belle, affascinanti, che nascondono talento.
Lei si è messa a ridere, di gusto.
Beh, così però mi prendi in giro, le ho detto, pensi che non sia in grado di capire quando davanti a me c’è qualcuna di speciale?
Hai da fare? Potrei dimostrarti che sbagli a ridere…
Sapete cosa mi ha risposto? Non ho nulla di meglio da fare. E l’eccitazione mi ha sorpresa, lasciandomi per un attimo interdetta e imbarazzata. Poi però ho ripreso la situazione in mano e le ho indicato dove avevo l’auto parcheggiata.

Così è accaduto che Baian è entrata per la prima volta nel mio studio.

Abbiamo bevuto qualcosa di fresco, e ci siamo messe subito al lavoro.
Le ho indicato un separé oltre il quale cambiarsi d’abito, e indossare qualche vestitino che avevo a disposizione.
Mi ha sorriso e mi ha risposto che se preferivo il separé mi avrebbe accontentata… e l’eccitazione è tornata a vampare.
Sophie, datti una calmata, sei qui per fotografare…!

Quando è uscita indossava un mini vestito nero aderente che lasciava ben poco all’immaginazione.
Ho deglutito, ho sorriso e dalle mie labbra è uscita la parola “magnifica!” senza che lo volessi veramente ma aprendo così la strada a degli scatti che ancora oggi, a riguardarli, mi sorprendono e incantano.

La pelle ambrata, liscia e lucida, catturava e riempiva i miei occhi, che nascondevo dietro il mirino della macchina fotografica per non essere scoperta in quella debolezza e ossessione che mi stava prendendo a poco a poco, e inebriandomi mi allontanava dall’obiettivo del servizio fotografico per portarmi sempre più vicino ad un desiderio che dominavo a stento.

Girati… bene, ora alza il mento, guarda da quella parte… brava… ora abbassa le mani, appoggiale ai fianchi… ora guardami negli occhi, intensamente, guardami, guardami, apri leggermente le labbra, inumidiscile…

Come potrei desiderare un lavoro diverso da questo?

Mentre mi facevo questa domanda conoscendo già la risposta, Baian si toglie gli occhiali scuri, mi guarda e mi chiede se ho da bere, ma non qualcosa di fresco, ma di più forte.
Certo, rispondo, e preparo due bicchieri di gin. Con ghiaccio? Si, risponde.

Beviamo, una di fronte all’altra, sedute a terra, gambe incrociate.
Ci guardiamo, e in silenzio desideriamo.
Se vuoi puoi guardare con i miei occhi…

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