Elizabet | Storie Accanto Podcast e storie erotiche

Voyer tra le dune

(ricordi erotici di quando sono stata una voyer tra le dune di una spiaggia)

Elizabet è un gioiello, e ha la bellezza che la giovinezza regala e mette in cornice, per essere guardata e ammirata.

Mi ha chiesto degli scatti in spiaggia, e come potevo dirle di no?
Mi sono chiesta quale potesse essere la location giusta, quale arenile, considerato anche il periodo estivo e le folle da evitare. Allora mi sono ricordata della spiaggia di A*****.
E’ stato un attimo, e dopo aver ricordato il nome di quel posto nella mia testa si è riavvolto il film di quel pomeriggio.


Ero alle prima armi di fotografa, e cercavo posti e cose da fotografare. Chiaro che la spiaggia, specie a fine primavera, offre stimoli, luce, contrasti come poche altre ambientazioni. E allora via, scooter, casco e macchina fotografica.

Dopo qualche gabbiano in cerca di cibo, un arbusto secco e qualche conchiglia dalla forma originale, mi sono mossa verso le dune, per cogliere la sabbia alzata dal vento e trasportata via.

Ma, nascosta nella conca tra due collinette di sabbia, mi aspettava una scena molto più intrigante.
Una ragazza e un ragazzo distesi seminudi, abbracciati, avvinghiati.
Un bravo fotografo deve saper cogliere l’attimo, senza farsi tante domande, solo d’istinto.
Mi sono appostata quel tanto per non essere scorta e ho iniziato a fotografarli con il teleobiettivo.

Ho ancora quegli scatti rubati: le mani di lei che cercano la lampo di lui, la bocca di lui sul suo seno, poi lei sul ventre di lui, i lunghi capelli che coprono quel bacio appassionato alla sua erezione…

Fino a quando…

Parlavo di Elizabet.

E’ timida, schiva, desidera e non vuole, vede e non guarda, sente e non ascolta.

Ha un corpo da favola, ma non sa veramente di averlo. Lo sa bene, invece, chi la guarda passare, chi rimane incantato da quei capelli che annunciano da distante la sua originalità e bellezza.

Il colore della sua pelle, come si fa a non rimanerne incantati. Un’ambra accogliente, caldo e sensuale, che riflette la luce del sole del pomeriggio offrendo giochi di luce e ombra.
Benedetta giovinezza.

La guardo nell’obiettivo, e con questa scusa mi soffermo sul suo corpo, le sue curve.
Da dove viene la perfezione delle sue forme? Come può il cerchio venire rappresentato con tanta armonia dalle sue giovani e toniche rotondità?

Non so se l’avete capito, ma ne sono estasiata.

La guardo e ritorno a quel pomeriggio.

Fino a quando, dicevo, lei apre gli occhi, scosta i suoi capelli e mi vede.
Mi si è gelato il sangue. Ma lei ha continuato il suo voluttuoso bacio, e a guardarmi fuggevolmente da lontano, con lui inconsapevole ancora di far parte di un set improvvisato.

Così ho continuato a scattare.

Lei sopra di lui, poi sotto, lei con le gambe avvolte al corpo di lui.

Lei a carponi sulla sabbia, come animali nella savana.

E sempre quello sguardo che di tanto in tanto tornava su di me, a sincerarsi che io fossi sempre lì, al mio posto di testimone di quegli amplessi e di quella passione.


Una leggera brezza marina muove i veli che coprono e scoprono Elizabet, come un sipario che apre e chiude continuamente lo spettacolo del suo corpo, della sua sensualità.

Un vestitino ancora più velato nasconde ciò che voglio fare immaginare… lo vedete? riuscite a vederci attraverso?

Mi fermo ad ammirare la curva della sua schiena, la linea che dal collo scende, scende, scende e ad un tratto si inarca dando vita a dei glutei da immortalare, da fermare in uno scatto che doni a loro ciò che si meritano.

E poi i capelli, un mare in cui affondare le mani, accarezzare, stringere tra le dita quei ricci, scorrerli, perdersi dentro. La stessa brezza di prima li muove, li alza, fino a scoprirle il collo, che piega di lato lasciandolo all mercè di baci che immagino attraverso l’obiettivo della mia fantasia.

Le chiedo di stendersi sulla sabbia, che le si appiccica addosso e che con il colore della sua pelle forma un nuovo gioco di riflessi e contrasti. Dimenandosi appena cerca sollievo dalla calura nella sabbia appena sotto la superficie, umida e fresca.


Alla fine lui è crollato accanto a lei, esausto, sudato e accaldato.
Lei si è alzata, sussurrando qualcosa a lui e allontanandosi sola lungo il sentiero stretto che li aveva portati fino a lì.

La perdo di vista, è andata oltre le siepi di ginestra.
Lui probabilmente si è addormentato.
Credo che il meglio sia finito e decido di lasciare la postazione, mi giro… e ritrovo lei dietro le mie spalle, ferma in piedi, seno scoperto, un pareo in vita.

Mi guarda negli occhi.
Balbettando inizio a scusarmi, e con parole e muovendo le mani tento così di giustificare il mio insano gesto da voyeur, ma lei prende le mie mani, se le appoggia al seno, si avvicina con la bocca e mi bacia profondamente, entrando con la lingua che incontra subito la mia e che assieme iniziano a mescolare umori e saliva salata.

Grazie, mi dice.


Tieniti le foto, e ricordati di noi.

La bellezza mi ha portato lontano, con il pensiero e l’immaginazione.

Torno a lei, alle sue forme e colori, e alla sua innocente età e bellezza

La guardo sulle punte dei piedi, con le gambe e i muscoli tesi e segnati. Maledetta giovinezza.

Benedetta Elizabet, e benedetta la sconcia passione che questa spiaggia riesce a scaturire e far divampare.

18

Vuoi vedere l’intero shooting e i video?
Seguimi su Patreon

Condividi la storia
English EN Italian IT
error: I contenuti sono protetti | Content is protected