Colpo di fulmine

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Natalia incontra Olivia a Roma e la convince a posare nel suo studio. Tra lingerie, sguardi intensi e una sessione fotografica carica di tensione, nasce una passione improvvisa e travolgente, ma alla fine Olivia sparisce lasciando un enigmatico messaggio.

Il semaforo rosso

Il sole del pomeriggio scivola pigro tra i tetti del centro storico di Roma, accarezzando le pietre antiche con una luce dorata che si frange sulle facciate dei palazzi. L’aria è densa di profumi: il caffè appena macinato dalle bancarelle, il dolce aroma dei cannoli siciliani che un venditore offre con un sorriso, il sentore metallico dell’acqua che scorre dalle fontane barocche. Le strade acciottolate risuonano del brusio dei turisti, delle risate dei ragazzi seduti sui gradini di Trinità dei Monti, del suono ovattato di una chitarra suonata da un musicista di strada in lontananza. È un pomeriggio come tanti, eppure qualcosa, in questo istante, sta per cambiare.

Natalia siede al volante della sua Alfa Romeo Giulietta, ferma al semaforo rosso in via dei Condotti. Le dita tamburellano lievemente sul volante di pelle nera, un gesto nervoso che tradisce la sua apparente calma. Indossa un abito nero aderente, semplice ma elegante, che mette in risalto le sue gambe lunghe e la figura slanciata. I capelli mori, tagliati in un caschetto asimmetrico, le incorniciano il viso pallido, dove spiccano gli occhi verdi, freddi e penetranti come smeraldi. Sul polso sinistro, quasi nascosta dalla manica, una sottile cicatrice argentea, souvenir di un incidente avvenuto anni prima in un viaggio in Marocco, quando una lastra di vetro le aveva tagliato la pelle durante una sessione fotografica in un mercato affollato. Non porta gioielli, se non un orologio sottile d’argento, e le unghie sono corte, curate, senza smalto. Il suo profumo è leggere, un sentore di legni scuri e bergamotto, quasi impercettibile, come se non volesse disturbare l’aria intorno a sé.

Il semaforo è rosso. Natalia alza lo sguardo, distratta, e allora la vede.

Olivia cammina sul marciapiede opposto, direzioni piazza di Spagna. Indossa un paio di jeans attillati che aderiscono alle curve dei fianchi, una camicetta bianca semi trasparente che lascia intravedere il reggiseno di pizzo nero sottostante, e un paio di stivali al ginocchio con tacco a spillo. I riccioli scuri, folti e ribelli, le incorniciano il viso dai lineamenti decisi: labbra carnose, dipinte di un rosso scuro che contrasta con la sua pelle ambrata, zigomi alti, occhi neri e profondi come la notte. Porta una borsa di pelle in mano, e a ogni passo i fianchi oscillano con un ritmo ipnotico, naturale, come se la strada fosse una passerella creata solo per lei. Non sorride, ma le labbra sono leggermente dischiuse, come se stesse per dire qualcosa. O forse sta solo assaporando l’aria, il sole, la vita.

Natalia trattiene il respiro.

Non è la prima volta che nota una donna attraente per strada. Roma è piena di bellezze, e lei, da fotografa, è abituata a catturare l’essenza delle persone con uno sguardo. Ma questa volta è diverso. C’è qualcosa in Olivia, un’aura, una presenza, che la colpisce dritta allo stomaco. Non è solo l’eleganza naturale, o il modo in cui i riccioli si muovono ad ogni passo, o la curva del collo quando gira la testa. È qualcosa di più profondo, di viscerale. Come se, in quel preciso istante, il mondo intorno a loro si fosse fermato, e rimanessero solo loro due, separate dal vetro di un’auto, da una strada, da una vita intera.

Olivia si ferma sul bordo del marciapiede, in attesa che il semaforo pedonale diventi verde. Solleva una mano per sistemarsi i capelli, e il gesto fa scivolare la manica della camicetta lungo il braccio, rivelando un bracciale d’oro sottile che le avvolge il polso. Natalia segue il movimento con gli occhi, ipnotizzata. Poi, come se avesse percepito lo sguardo su di sé, Olivia alza la testa e incrocia quello di Natalia.

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