Una donna misteriosa entra in un palazzo veneziano del XIX secolo, dove una festa mascherata celebra il piacere senza inibizioni. Il suo mantello nero cela e rivela la sua nudità, mentre si muove in un salone affrescato, attirando sguardi curiosi.
La notte dei piaceri
Ricordo quella notte come se stesse accadendo in questo preciso istante.
Sono in piedi davanti allo specchio nella mia camera, e le mie mani tremano leggermente mentre aggiusto l’ultimo dettaglio del mio costume. Indosso solo un lungo mantello nero con cappuccio, il tessuto pesante che mi accarezza la schiena nuda come una carezza proibita. Le calze a rete nere salgono lungo le mie gambe, fermate da un reggicalze di pizzo intricato che mi circonda le cosce con la sua trama delicata. Il mio viso è nascosto da una maschera di pizzo nero che lascia intravedere solo gli occhi e le labbra.
Sotto il mantello, sono completamente nuda.
Il cuore mi batte forte nel petto mentre osservo il mio riflesso. La luce della luna filtra attraverso le finestre e illumina la mia figura velata. Sento il freddo della notte sulla pelle scoperta, eppure un calore intenso si diffonde nel mio basso ventre. Stasera parteciperò a qualcosa di proibito, qualcosa che solo poche anime selezionate conoscono.
Prendo la maschera e la premo delicatamente contro il viso. Il pizzo è fresco contro la mia pelle accaldata. I miei occhi, ora nascosti dietro i suoi intagli elaborati, brillano di anticipazione.
Una gondola mi aspetta al molo privato. Il gondoliere, anche lui mascherato, non pronuncia una sola parola mentre mi conduce attraverso i canali silenziosi di Venezia. L’acqua nera riflette le stelle e le luci dei palazzi che scivolano via. Il mantello si apre leggermente con ogni movimento dell’imbarcazione, esponendo la mia pelle nuda all’aria della notte. Non mi copro. C’è qualcosa di liberatorio in questa esposizione volontaria.
Il palazzo emerge dall’oscurità come un sogno. Le sue finestre brillano di luce calda, e musiche di violini si diffondono sull’acqua. Il gondoliere mi aiuta a scendere, e le mie scarpe di raso nero toccano la pietra antica del molo. Due figure mascherate mi attendono all’ingresso, vestite con costumi d’epoca magnifici.
«Benvenuta, signora» mormora una di loro, porgendomi la mano guantata.
Varco la soglia e il mondo si trasforma.
L’ingresso del palazzo è un trionfo di velluti rossi e dorati. Candele di ogni dimensione illuminano gli ambienti, creando ombre che danzano sui muri affrescati. Il profumo di cera fusa, fiori freschi e desiderio aleggia nell’aria.
Una scala monumentale conduce al piano nobile. Salgo i gradini lentamente, sentendo gli sguardi su di me. Altri invitati mi superano o mi seguono, tutti magnificamente vestiti secondo la moda dell’Ottocento. Gli uomini indossano frac scuri, mantelli eleganti e bautte bianche che coprono i loro volti. Le donne sono uno spettacolo di seta e pizzo, con ampie gonne crinolina e corsetti elaborati.
E tutti, senza eccezione, hanno il seno nudo.
Le donne sfoggiano décolleté audaci, con i seni esposti in tutta la loro bellezza, decorati da collane di perle o nastri di velluto. Alcune portano solo peek-a-boo che lasciano intravedere i capezzoli turgidi. Altre hanno seni completamente nudi, orgogliosamente esposti, dipinti d’oro o adornati di gioielli scintillanti. È uno spettacolo di bellezza e sensualità che mi lascia senza fiato.
Entro nel grande salone e mi fermo sulla soglia, incapace di muovermi per un istante.
La sala è immensa, con soffitti affrescati che raffigurano scene mitologiche di ninfe e satiri. Specchi enormi incorniciati d’oro coprono le pareti, riflettendo all’infinito la folla mascherata. Candele a centinaia illuminano l’ambiente con una luce soffusa e dorata. L’aria è densa di profumi, risate soffocate e sussurri compiaciuti.
Saltimbanchi in costumi colorati si esibiscono al centro della sala, facendo piroette e acrobazie mentre musici suonano valzer lenti. Lungo le pareti, tavoli imbanditi offrono ogni delizia: frutti esotici, formaggi prelibati, carni affumicate e dolci al miele. Calici di vino rosso scintillano alla luce delle fiamme.
Ma è quello che accade negli angoli più discreti a catturare la mia attenzione.
Coppie e gruppi si appartano dietro tendaggi di velluto, su divani di seta, contro le pareti coperte di specchi. Mani guantate accarezzano pelle nuda. Labbra trovano colli, seni, cosce. Sussurri erotici si mescolano alla musica. Nessuno nasconde i propri desideri qui. Questa è una festa dove ogni maschera autorizza ogni piacere.
Il mio mantello si apre mentre cammino, rivelando per istanti il mio corpo nudo. Sento gli sguardi che mi seguono. Qualcuno mi sfiora un braccio. Una donna con una maschera d’argento mi sorride e mi offre un calice di vino. I suoi seni sono pieni e pallidi, i capezzoli tinti di rosso.
«Bevi, sconosciuta» mi sussurra. «La notte è lunga e i piaceri sono molti.»
Accetto il calice e il vino è dolce, speziato. Sento l’alcol diffondersi nel mio corpo, mescolarsi al calore che già brucia dentro di me.
Mi addentro nella sala, superando gruppi di invitati che chiacchierano e ridono. Una giovane donna è seduta su una poltrona di velluto rosso, le gambe divaricate, mentre un uomo mascherato le bacia l’interno delle cosce. Lei getta la testa all’indietro, i seni nudi che si sollevano con ogni respiro affannoso.
Più oltre, due donne si scambiano baci languidi, le loro lingue che si cercano mentre le mani esplorano curve e fessure. Un uomo osserva seduto accanto a loro, il suo membro erecto esposto, mentre una terza donna si inginocchia davanti a lui.
Trovo un angolo vicino a uno degli specchi giganti. Osservo il mio riflesso: il mantello nero aperto sul mio corpo nudo, le calze a rete che disegnano geometrie sulle mie gambe, il reggicalze che incornicia il mio sesso. La maschera di pizzo nasconde la mia identità ma non i miei desideri.
Qualcuno si ferma dietro di me.
«Sei magnifica» dice una voce maschile profonda. «Una visione di oscurità e luce.»
Mi volto lentamente. Davanti a me c’è un uomo mascherato da Arlecchino, il suo costume multicolore aderente che evidenzia ogni muscolo del suo corpo. I suoi occhi brillano dietro la maschera.
«Chi sei?» chiedo.
«Uno straniero, come te» risponde. «Un cercatore di piaceri in questa notte di maschere e segreti.»
La sua mano si protende verso di me. Le sue dita sfiorano il bordo del mio mantello.
«Vuoi esplorare questa notte con me?»
La Stanza degli Specchi
Accetto la mano che Arlecchino mi porge. Le sue dita callose si chiudono intorno alle mie con una presa ferma, sicura. Il cuore mi batte forte mentre mi guida attraverso la folla danzante. I corpi degli invitati si scostano al nostro passaggio, un mare di maschere e seta che si apre davanti a noi come per magia.
Stiamo attraversando il salone quando sento il fermaglio del mantello allentarsi. Un brivido mi percorre la schiena. Il tessuto nero scivola via dalle mie spalle con una lentezza crudele, raccogliendosi ai miei piedi in una pozza di velluto scuro. Resto esposta – completamente nuda sotto le luci dei candelabri – con indosso solo le calze a rete e la maschera di pizzo.
Il mormorio della sala si spegne. Sentimenti di sguardi su di me, penetranti. Il silenzio si fa denso mentre decine di occhi mascherati mi fissano. Ero eccitata di essere guardata. Un calore liquido si diffonde nel mio ventre, misto a vergogna e desiderio.
“Perfetta,” sussurra Arlecchino, con voce calda contro il mio orecchio. Non mi copre. Mi lascia esposta, mostrandomi come un trofeo.
Una donna emerge dalla folla. Indossa una maschera d’argento che le copre metà volto, e un abito di raso blu scollato fino all’ombelico. I suoi seni pieni premono contro il tessuto sottile. Si avvicina con passo felpato, i fianchi che ondeggianno a ogni passo.
“È tua?” chiede a Arlecchino, guardandomi con interesse.
“È nostra, se lei lo desidera.”
La dama mi porge la mano. “Vieni, piccola. La Stanza degli Specchi ci aspetta.”
Li seguo verso una porta nascosta dietro un tendaggio di velluto. La stanza circolare mi toglie il fiato – specchi ovunque, cornici dorate che moltiplicano all’infinito il mio corpo nudo, il letto a baldacchino drappeggiato di seta nera al centro, le candele che tremolano creando ombre sensuali.
La dama si siede sulla poltrona di velluto rosso e mi fa cenno di avvicinarmi. “Spogliami,” comanda dolcemente.
Arlecchino si posizione dietro di me, le sue mani che mi accarezzano i fianchi mentre le mie dita trovano i lacci del suo abito. Il raso scivola via, rivelando la sua pelle diafana, i fianchi morbidi, il triangolo scuro tra le cosce.
“Ora,” dice Arlecchino, guidandomi entrambe verso il letto, “giochiamo.”
Ci sdraiamo tra la seta nera, un groviglio di arti e desiderio. Le mani della dama esplorano il mio corpo mentre quelle di Arlecchino tracciano sentieri di fuoco lungo la mia schiena. Negli specchi vedo noi tre riflessi all’infinito – una cascata di corpi intrecciati, maschere che nascondono identità ma non il desiderio.
La bocca della dama trova la mia, dolce e insistente. Le mani di Arlecchino scendono più in basso. Chiudo gli occhi, abbandonandomi al piacere di essere finalmente – completamente – liberata.
