La cena di Natale

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Il primo sfioramento avviene durante il primo piatto, un risotto allo zafferano cremoso come la pelle di Chiara. Le loro mani si incontrano per caso—o forse no—quando entrambi raggiungono il sale. Le dita di lei sono fredde, le unghie laccate di rosso scuro. Lui le avvolge per un istante, troppo breve, ma abbastanza perché lei trattenga il respiro. Quando si ritrae, le loro ginocchia sono ancora premute l’una contro l’altra, un punto di contatto segreto che brucia come un marchio.

«Hai freddo?» le chiede, abbassando la voce.

Lei scuote la testa, ma un brivido le percorre le spalle. «No.»

«Allora perché tremi?»

Chiara solleva lo sguardo, le labbra appena dischiuse. Non risponde. Non ce n’è bisogno. L’aria tra loro è carica, elettrica, come prima di un temporale. Marcello sente il sudore accumularsi alla base della schiena, la camicia che gli aderisce alla pelle. Vorrebbe allungare la mano, sfiorarle la coscia sotto il tavolo, sentire se la seta dell’abito è fredda come sembra o se nasconde il calore del suo corpo. Ma non oserebbe. Non ancora.

«Allora, chi vuol fare un brindisi?» Luca alza il bicchiere, interrompendo il momento. «A Natale, alla famiglia, e a… ehm, alle sorprese che ci riserva il nuovo anno.»

Marcello beve un sorso di vino, ma non sente il sapore. Sente solo il respiro di Chiara, lento e regolare, il profumo della sua pelle—qualcosa di floreale, di dolce, con una nota speziata che gli ricorda l’incenso. Quando abbassa il bicchiere, le loro dita si sfiorano di nuovo. Questa volta, è intenzionale. Questa volta, lei non si ritrae.

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Il momento clou arriva con il dolce, un panettone farcito di crema al mascarpone e fragole. Chiara ne prende un pezzo con le dita, lo porta alle labbra e lo morde con una lentezza calcolata, gli occhi fissi su Marcello. Un filo di crema le rimane all’angolo della bocca. Lui vorrebbe leccarlo via, sentire il sapore di zucchero e fragola mescolarsi al suo.

«Ne vuoi un po’?» chiede lei, offrendogli il pezzo rimasto.

Lui apre la bocca. Lei glielo porge, ma invece di lasciarlo cadere sulla sua lingua, sfiora le sue labbra con le dita, disegnando un cerchio umido sulla sua pelle. Marcello chiude gli occhi per un istante, assapora il dolce, il sale della sua pelle, il calore che emana da quel tocco fugace. Quando li riapre, Chiara sta sorridendo, soddisfatta, come se avesse appena vinto una partita.

«Delizioso» dice lui, e non sta parlando del panettone.

Beatrice ride di qualcosa che ha detto Luca, ignara. Ignara di come il marito stia immaginando di spingere la cognata contro il muro, di come stia fantasticando di sollevarle l’abito, di affondare il viso tra le sue cosce, di sentire i suoi gemiti soffocati dalla sua stessa bocca. Ignara di come, sotto il tavolo, il piede nudo di Chiara si sia insinuato tra le sue gambe, sfiorandogli l’interno coscia con una pressione che è quasi una carezza.

Marcello stringe i denti. Cristo.

La serata volge al termine. Luca e Beatrice si perdono in una discussione su un viaggio in Sicilia, lasciando Marcello e Chiara soli per un istante sul divano, davanti al camino dove le fiamme ora ardono basse, quasi spente. Lui sente il calore del fuoco, ma è niente in confronto al calore che gli divampa dentro.

«Allora» dice lei, girandosi verso di lui, una gamba piegata sotto il corpo, l’abito che si solleva appena, rivelando un lembo di coscia. «Cosa ne pensi della serata?»

Marcello fissa quel punto di pelle nuda, ipnotizzato. «Penso che sia stata… illuminante.»

Chiara ride, una risata bassa, sensuale. «Illuminante. Mi piace.»

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Lui alza lo sguardo, incontra il suo. Non c’è più bisogno di parole. Non ce n’è mai stato. I loro volti sono vicini, troppo vicini. Marcello sente il respiro di lei, dolce e speziato, mescolarsi al suo. Vorrebbe baciarla. Vorrebbe affondare le dita nei suoi capelli, tirarle indietro la testa e divorarle la bocca fino a farle dimenticare il proprio nome. Ma non lo fa.

Non stasera.

«Dovremmo… andare» dice invece

Lei annuisce, ma non si muove. Resta lì, a fissarlo, con quegli occhi azzurri che sembrano vedere attraverso di lui, attraverso le bugie, le scuse, le promesse non mantenute. Poi, lentamente, allunga una mano e gli sfiora la barba, le dita che si attardano sulla sua guancia. «Sì» sussurra. «Dovreste.»

Ma non aggiunge per ora.

Non ce n’è bisogno.

L’aria fuori è gelida, la neve che scricchiola sotto i piedi mentre camminano verso l’auto. Beatrice si stringe nel cappotto, il fiato che si condensa in nuvolette bianche. «Che serata meravigliosa» dice, appoggiando la testa sulla spalla di Marcello. «Chiara era in gran forma, non trovi?»

Lui non risponde subito. Sta ancora sentendo il tocco di quelle dita sulla sua pelle, sta ancora vedendo il modo in cui la luce del fuoco accarezzava i lineamenti di lei, sta ancora immaginando come sarebbe stato se avesse ceduto. Se avesse preso ciò che entrambi volevano.

«Sì» dice finalmente. «In gran forma.»

Beatrice non nota la tensione nella sua voce. O forse sì, ma sceglie di ignorarla. «Dovremmo invitarli da noi, la prossima volta. Magari per Capodanno.»

Marcello apre la portiera dell’auto per lei, poi gira intorno, le mani che tremano mentre infila la chiave nell’accensione. Capodanno. Altri sette giorni. Sette giorni di attesa, di desiderio che cresce, di fantasie che diventano sempre più vivide, sempre più insostenibili.

Quando si siede al volante, getta un’ultimo sguardo verso la casa di Luca. Le luci sono ancora accese, ma dietro le finestre non si vede nessuno. Tranne una figura, una sagoma femminile che si staglia contro la luce dorata. Chiara. Sta lì, immobile, a guardarlo. Anche da questa distanza, Marcello sente il peso di quello sguardo, come una carezza, come una promessa.

Alza una mano in un saluto silenzioso.

Lei fa lo stesso.

Poi si volta e scompare nella notte.

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