
Sophie guida lungo una strada di ghiaia tra ulivi contorti, diretta alla villa sul mare di Barbara, che l’ha invitata per staccare la spina. Incontra Jonatan e Daniele, due surfisti con una gomma a terra. Barbara li invita a cena ....
La villa sul mare
La ghiaia scricchiola sotto le ruote della mia auto. Il sentiero si snoda tra ulivi contorti, i loro tronchi nodosi illuminati a fette dai fari. Ogni curva rivela un nuovo intreccio di rami argentati contro il buio. Le mie dita tamburellano sul volante. Il navigatore dice che mancano ancora due chilometri. Due chilometri di questa strada bianca che sembra non finire mai.
Barbara mi ha mandato un messaggio vocale tre giorni fa. “Sophie, tesoro, ho bisogno di staccare. I miei hanno la villa libera questo weekend. Mare, sole, sabbia bianca. Vieni con me.” La sua voce era un turbine di entusiasmo. Non ho nemmeno finito di ascoltare che già stavo preparando la borsa.
Il profumo del sale inizia a filtrare dai finestrini. Lo riconosco subito. Quell’odore umido e pungente che si attacca ai capelli e resta sulla pelle per ore. Il mare è vicino. Accelero leggermente. La ghiaia protesta con uno scricchiolio più forte.
Un bagliore arancione appare dietro una curva. Torce. Due figure maschili camminano lungo il bordo del sentiero. Rallento. L’istinto mi dice che a quest’ora, in questo posto isolato, due sconosciuti potrebbero essere qualsiasi cosa. Ma la curiosità è più forte. Mi fermo accanto a loro.
“Tutto bene?” chiedo dal finestrino abbassato.
L’uomo più vicino si china. La sua pelle è ebano lucido sotto la luce dei fari. Una camicia nera aperta sul petto rivela muscoli definiti, scolpiti come se fossero stati cesellati da uno scultore. I suoi occhi scuri incontrano i miei. “Abbiamo forato. Entrambe le ruote posteriori. Un colpo di sfortuna.”
L’altro uomo si avvicina. Capelli biondi, lunghi fino alle spalle, scompigliati dal vento. Una tavola da surf sotto il braccio. I suoi occhi azzurro-verdi brillano di un’ironia tranquilla. “Stavamo andando alla spiaggia di Cala Bianca. Conosci?”
“No, è la prima volta qui.”
“Allora ti aspetta una sorpresa.” Sorride. Un sorriso stanco ma affascinante. “Io sono Daniele. Lui è Jonatan.”
Jonatan annuisce. Un gesto minimo della testa. I suoi movimenti sono fluidi, misurati. Ogni muscolo sembra muoversi con una grazia innaturale.
“Sophie,” dico. “Posso darvi un passaggio? La mia amica mi aspetta alla villa, ma se siete sulla strada…”
“Sarebbe perfetto,” dice Daniele. “La nostra macchina non andrà da nessuna parte stanotte.”
Apro le portiere posteriori. Jonatan piega il suo corpo imponente per entrare. L’auto sembra rimpicciolirsi. Daniele appoggia la tavola da surf nel bagagliaio e si siede accanto a Jonatan. I loro profumi riempiono l’abitacolo. Sandalo e sudore. Sale marino e qualcosa di dolce, come cocco.
“Dove sei diretta?” chiede Daniele.
“Villa sul mare. La casa dei genitori di Barbara.”
“Ah, la villa sullo sperone di roccia.” Jonatan parla per la prima volta. La sua voce è profonda, vellutata. Ogni sillaba vibra nell’aria. “La conosciamo bene. È a due passi da Cala Bianca.”
Riprendo la guida. Il sentiero continua a snodarsi tra gli ulivi. I fari tagliano l’oscurità, rivelando tronchi sempre più contorti, sempre più antichi. Il rumore del mare si fa più forte. Un rombo costante che sale dalla scogliera.
“Sei mai stata in questa zona?” chiede Daniele.
“Mai. Barbara mi ha invitata all’ultimo momento.”
“Allora sei fortunata. La luna è piena stanotte. La spiaggia sarà illuminata come fosse giorno.”
Guardo nello specchietto retrovisore. Daniele si passa le dita tra i capelli. Un gesto lento, riflessivo. I suoi occhi incontrano i miei per un istante. Sorride di nuovo. Quel sorriso che nasconde più di quanto riveli.
Jonatan è immobile. Le sue mani appoggiate sulle ginocchia. I muscoli delle braccia tesi sotto la pelle scura. Sembra una statua. Una statua greca di bronzo lucido.
Svolto l’ultima curva. La villa appare all’improvviso. Enorme. Bianca. Sospesa tra cielo e acqua. Le vetrate scorrevoli riflettono la luce della luna. Gelsomini crescono selvaggi lungo il perimetro. Il loro profumo dolce e intenso arriva fino all’auto.
“Eccoci,” sussurro.
Parcheggio davanti all’ingresso. Barbara esce dalla porta principale prima ancora che io spenga il motore. I suoi capelli castani sono raccolti in una coda disordinata. Indossa un vestito leggero che svolazza nella brezza notturna.
“Sophie! Finalmente!” Mi abbraccia forte. Poi nota i due uomini che escono dall’auto. “E loro chi sono?”
“Autostoppisti. Hanno forato poco più indietro.”
Daniele si avvicina. “Speriamo di non disturbare. Ci siamo fermati solo per…”
“Non disturbate affatto!” Barbara lo interrompe. Il suo sguardo scivola su Jonatan. Si sofferma sul suo petto scoperto. “Anzi, restate. C’è una cena pronta e troppa roba per due sole persone.”
I miei occhi incontrano quelli di Jonatan. Non dice nulla. Ma il suo sguardo è intenso. Penetrante. Come se mi stesse leggendo dentro.
Entriamo nella villa. L’interno è mozzafiato. Stanze che si aprono l’una sull’altra. Un soffitto a volta da cui la luce della luna filtra senza filtri. Il pavimento della veranda è in marmo freddo. Sento il gelo attraverso le suole sottili dei sandali.
Barbara ci guida in salotto. Candele profumate alla cera d’api sono sparse sui comò e sulle mensole. La loro luce tremolante crea ombre danzanti sulle pareti. Il profumo di ylang-ylang si mescola a quello dei gelsomini.
“Vado a prendere il vino,” dice Barbara sparendo in cucina.
Daniele si siede sul divano. La sua postura è rilassata. I pantaloni di lino sbiaditi arrotolati alle caviglie. I braccialetti di corda consumati dal tempo tintinnano al suo polso.
Jonatan rimane in piedi vicino alla vetrata. Guarda il mare. Le onde si infrangono contro la scogliera con un rombo sordo. Il suo riflesso nel vetro è un fantasma scuro.
Barbara torna con una bottiglia di vino bianco e quattro calici. “Allora, Sophie, raccontami tutto. Come sta Venezia? Come va il blog erotico?”
“Tutto bene. Il blog sta crescendo. Ho scritto tre nuovi racconti questo mese.”
“Sempre storie erotiche?” chiede Daniele con un sopracciglio alzato.
“Sempre quelle.”
“Deve essere interessante. Osservare la gente, immaginare le loro vite segrete.”
“È quello che mi piace di più. Le storie sono ovunque. Basta saperle vedere.”
Jonatan si volta. “E cosa vedi adesso?”
La domanda mi coglie di sorpresa. Lo guardo. I suoi muscoli scolpiti. Il suo sguardo intenso. Daniele con i suoi occhi striati d’oro e quel sorriso enigmatico. Barbara che ci osserva con un’espressione divertita.
“Vedo due uomini misteriosi, una villa sospesa sul mare, e una notte di luna piena. C’è materiale sufficiente per un racconto.”
“Scriverai di noi?” chiede Jonatan.
“Forse. Se mi darete ispirazione.”
Il vino scorre. Le candele si consumano. La conversazione scivola su argomenti leggeri. Daniele racconta delle sue avventure di surf in Australia, Indonesia, Messico. Jonatan parla poco, ma ogni sua parola è calibrata, precisa. Barbara ride spesso. Il suo sguardo si posa su Jonatan più volte del necessario.
Dopo due ore, il telefono di Barbara squilla. Si allontana per rispondere. Torna con un’espressione contrariata.
“Devo andare. Mia madre ha bisogno di me. È a venti minuti da qui. Tre ore al massimo e torno.” Si rivolge a me. “Sophie, scusami. Ti lascio in compagnia. Fa’ gli onori di casa.”
Prende le chiavi e se ne va. Il rumore del motore si allontana lungo il sentiero di ghiaia.
Restiamo in tre. Il silenzio si riempie del suono delle onde. Daniele mi guarda. Jonatan mi guarda. Le loro espressioni sono cambiate. Qualcosa nell’aria è diverso.
“Hai detto che cerchi ispirazione,” dice Daniele. “Vuoi venire a vedere la spiaggia? La luna piena su Cala Bianca è qualcosa che non dimenticherai.”
“È tardi…”
“Sei in vacanza. E poi, Barbara non tornerà prima di tre ore.”
Jonatan si avvicina. Il suo corpo imponente mi sovrasta. “Non ti pentirai.”
La sua voce mi percorre la schiena come un brivido. Annuisco.
Usciamo dalla villa. Il sentiero scende verso la spiaggia. I miei sandali affondano nella sabbia. La tolgo. Anche loro si tolgono le scarpe. La sabbia è fredda e morbida sotto i piedi.
La spiaggia è un’immensa distesa bianca. La luna la illumina come fosse giorno. Il mare è una lastra d’argento increspata. Le onde si infrangono con un ritmo lento, ipnotico. Profumo di gelsomini, di sale e di salsedine.
Mi fermo a guardare. “È bellissimo.”
Daniele si ferma accanto a me. “Aspetta di vedere il riflesso della luna sull’acqua quando le onde si ritirano.”
Jonatan è dietro di me. Sento il calore del suo corpo. Non mi tocca, ma è vicino. Troppo vicino.
“Sophie,” dice. Solo il mio nome. Ma il modo in cui lo pronuncia…
Mi giro. I suoi occhi scuri sono pozze di ombra. Il suo petto si alza e si abbassa lentamente. La camicia aperta rivela ogni muscolo.
“Perché mi guardi così?” chiedo.
“Perché sei bella.”
La frase è semplice. Diretta. Ma detta con la sua voce profonda, diventa qualcosa di più. Una promessa. Un invito.
Daniele si avvicina. “Entrambi ti stiamo guardando. Non te ne sei accorta?”
Il cuore mi batte forte. Le loro presenze mi circondano. Il profumo di Daniele, sandalo e sale. Il profumo di Jonatan, sandalo e qualcosa di muschiato. La luna sopra di noi. Le onde che si infrangono sulla riva.
“Non lo so…”
“Non devi sapere nulla,” dice Daniele. “Solo sentire.”
Le sue dita mi sfiorano il braccio. Un tocco leggero. Un brivido mi percorre la pelle. Jonatan si avvicina ancora. Il suo corpo preme contro la mia schiena. I suoi muscoli sono duri e caldi.
“Cosa state facendo?” sussurro.
“Quello che vuoi tu,” risponde Jonatan all’orecchio. Il suo fiato mi accarezza il collo.
Le ginocchia mi tremano. Appoggio una mano sul petto di Daniele per mantenere l’equilibrio. I suoi muscoli sono scolpiti sotto la pelle abbronzata. Le sue dita mi sollevano il mento. I suoi occhi azzurro-verdi brillano.
“Non aver paura,” dice.
E poi mi bacia.








