La piega proibita

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“Le storie di Sophie”
Nel caos del Grand Palais, Elias sistema l'abito sui fianchi di lei, ma il suo tocco è tutto fuorché professionale. Le sue mani tremano, le sue parole sono una promessa oscena, e il suo corpo la intrappola contro il muro, accendendo un desiderio che non può essere ignorato.

Backstage del Grand Palais

Le dita di Elias mi sfiorano l’osso iliaco e io mi immobilizzo. La seta dell’abito è fredda sulla pelle, ma il suo tocco brucia. Sento il pollice scivolare lungo il bordo dell’anca, aggiustando la stoffa con una precisione che non lascia spazio al caso. Il suo respiro caldo mi raggiunge sull’orecchio e un brivido mi percorre la spina dorsale.

“Ferma,” mormora. La sua voce è bassa, controllata, ma le sue mani tradiscono un tremito leggero mentre sistemano la vita dell’abito.

Intorno a noi il backstage del Grand Palais è un caos ordinato. Modelle si aggirano seminude tra rack di abiti haute couture. Il ronzio dei phon si mescola alle voci degli stilisti. L’aria puzza di lacca e sudore freddo. Nessuno ci guarda. Nessuno nota come le sue dita indugiano un secondo di troppo sulla curva del fianco.

Io respiro piano. Il cuore mi batte forte contro le costole.

“Gira,” dice Elias. Io obbedisco, ruotando su me stessa davanti allo specchio. I suoi occhi grigi mi analizzano con quell’intensità che conosco bene, la stessa che riserva a ogni dettaglio delle sue creazioni. Ma stasera c’è qualcosa di diverso nel suo sguardo. Qualcosa di affamato.

Le sue mani mi afferrano le spalle. La presa è salda, quasi dolorosa. Mi spinge all’indietro, un passo, poi un altro, finché la mia schiena incontra il muro freddo dietro di me. Il cartongesso vibra contro le mie scapole.

“Elias—” sussurro.

“Zitta.” La parola è secca, tagliente. Il suo corpo preme contro il mio. Sento il tessuto della sua giacca su misura contro il petto nudo, il calore che irradia dalla sua pelle. E poi sento qualcos’altro. La sua erezione che si indurisce contro il mio sedere, attraverso gli strati sottili della seta.

Il suo respiro si fa più pesante. Le sue mani scendono lungo i miei fianchi, stringendo la curva dei glutei con una presa che non ha nulla di professionale. Le dita affondano nella carne e io mi mordo il labbro per non emettere suono.

“Non dovresti,” sussurro, ma la mia voce tradisce me. Le mie mani salgono al suo petto, spingendo debolmente contro il tessuto della sua camicia.

“Lo so.” La sua bocca è vicina al mio orecchio. Sento il calore delle sue labbra sulla pelle del collo. “Non mi importa.”

Le sue dita trovano l’orlo dell’abito. Lo sollevano lentamente, centimetro dopo centimetro, scoprendo la parte posteriore delle cosce. L’aria del backstage mi colpisce la pelle esposta e io tremo. Il suo palmo scivola sotto la stoffa, caldo e rude, e si posa sul mio gluteo nudo.

Chiudo gli occhi. Il rumore del backstage svanisce. Esistono solo le sue mani, il suo respiro, la pressione del suo corpo contro il mio.

“Sei mia,” mormora Elias. La sua voce trema finalmente, la maschera di ghiaccio che si incrina. “Stasera. Su quella passerella. Sei mia.”

Le sue dita si stringono. Io apro gli occhi e incontro il suo sguardo nello specchio davanti a noi. I suoi occhi bruciano.

Io annuisco. Una volta. Sufficiente.

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