
Angela, sposata con Marino da quindici anni, riceve una richiesta inaspettata per il suo compleanno. La proposta la eccita profondamente, aprendo una porta verso un piacere sconosciuto.
Il regalo di compleanno
Mi chiamo Angela. Ho quarantaquattro anni e una presenza che non passa inosservata, anche quando lo vorrei. I capelli mi cadono scuri e lunghi oltre le spalle, pesanti, come una tenda di seta nera che incornicia un viso ancora pieno, ancora capace di attirare sguardi per strada. Il mio corpo è sempre stato generoso, quasi eccessivo per i gusti di alcuni, ma perfetto per quelli di Marino.
Il seno è ampio, una quinta abbondante che riempie le mani di mio marito e tende i tessuti di ogni camicetta che indosso. Le gambe sono lunghe, slanciate, e terminano in un fondoschiena che Marino chiama voglioso, con quella parola che esce dalle sue labbra come una preghiera e una rivendicazione allo stesso tempo.
Sono sposata con lui da quindici anni. Marino è un uomo del sud, bello da guardare, con quegli occhi scuri che brillano di un fuoco costante, come braci che non si spengono mai. Ha le spalle larghe, le mani grandi, e un modo di camminare che riempie lo spazio di una stanza. Quando entra da una porta, l’aria si sposta. È premuroso, attento, generoso.
Mi fa sentire una regina. Ogni anniversario porta fiori, non quelli avvizziti del supermercato, ma mazzi interi di peonie e orchidee che profumano la casa per giorni. Per il mio compleanno mi regala gioielli, profumi costosi, vestiti che sceglie con cura. Sa cosa mi sta bene, cosa valorizza le mie curve, cosa mi fa sentire bellissima.
Ma Marino è anche geloso. Terribilmente, ossessivamente geloso. È un sentimento che scorre sotto la superficie del nostro matrimonio come un fiume sotterraneo, invisibile ma sempre presente, sempre pronto a erompere. Mi controlla, anche se non lo ammetterebbe mai. Mi guarda quando mi vesto la mattina, i suoi occhi che seguono ogni mio movimento mentre scelgo cosa indossare.
Se la scollatura è troppo profonda, se la gonna è troppo corta, me lo fa capire con quello sguardo, con quel commento casuale che non è mai davvero casuale. “Non ti sembra un po’ troppo, Angela?” dice, e la sua voce è morbida ma il significato è chiaro. E io mi cambio. Non perché debba, non perché mi costringa, ma perché conosco il peso della sua gelosia e ho imparato a portarlo come si porta un gioiello pesante, con grazia e rassegnazione.
Molte volte l’ho scoperto a spiarmi mentre mi spoglio. La porta del bagno socchiusa, il suo riflesso nello specchio mentre mi slaccio il reggiseno, mentre faccio scivolare le mutandine lungo le cosce. Fingo di non vederlo, ma lo vedo sempre. I suoi occhi si fermano sul mio seno che si libera dalla coppa di pizzo, sul mio fondoschiena che rimbalza leggermente quando mi piego per sfilarmi i pantaloni.
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